IMG_20210114_172316_4.jpg

COPPA ATTILIO BETTEGA

                2021

I nostri Video delle edizioni passate

INTRODUZIONE

La prima parte dell’articolo della nostra quarta partecipazione alla Coppa Attilio Bettega 2021 la voglio dedicare ad un amico che oltre ad avermi insegnato molte cose sul mondo della regolarità rappresenta uno dei punti di riferimento del panorama organizzativo nazionale. Quindi prima della narrazione degli eventi accaduti prima, dopo e durante la gara lasciatemi aprire questa parentesi dedicata a Ivo Strapazzon organizzatore della Coppa Attilio Bettega 2021

LA FORZA DI OSARE

La nostra vita è come un lungo viaggio la cui destinazione è a noi sconosciuta. Lungo il suo percorso superiamo innumerevoli prove che ci faranno ridere, piangere arrabbiare ma che nel loro insieme ci aiuteranno a mutare in qualcosa di nuovo. Spesso, raggiunto un primo obiettivo avvertiamo un desiderio profondo di cambiamento, rinnovamento. Il desiderio di riaccendere costantemente la magia della prima volta, il bisogno di meravigliarsi delle proprie azioni e dei consigli degli amici. Quest’anno la farò a media, mi disse in tempi non sospetti un amico. Di primo acchito feci due conti e pensai che era veramente arduo raggiungere il numero di partecipanti. Si rischiava di fare un bagno di sangue e finire con pochissimi iscritti. In più bisognava fare il salto nel vuoto e abbandonare un terreno sicuro, ormai consolidato. Ebbene, oggi rientratro dalla trasferta mi sono reso conto che quando la determinazione e la passione sono così forti si è in grado di trasformare un sogno in realtà e travolgere di emozioni i partecipanti a quella che da oggi possiamo definire la gara di regolarità a media più bella d’Italia. Ma cosa la rende così preziosa ed unica nel suo genere? Sicuramente la sincerità della passione che il gruppo organizzativo riesce a trasferire ai partecipanti.  E’ grazie a questo amore per la disciplina unita all’esperienza maturata sul campo che si raggiunge quel mix perfetto di suoni, luci e colori che proiettano il partecipante alla gara indietro nel tempo. Quest’anno hanno raggiunto la quota di 136 iscritti che per la regolarità a media in Italia, rappresenta un traguardo eccezionale. E allora dopo tanta fatica, riunioni interminabili e telefonate chilometriche, si giunge al giorno della gara e non resta che farsi da parte, con quell’umiltà di cui sono dotati i grandi personaggi e godersi lo spettacolo magari lungo qualche prova, oppure sostituendo un cronometrista in difficoltà per il freddo, perchè alla Coppa Attilio Bettega fa freddo. In quei momenti, quando si entra nel vivo della propria manifestazione, si possono osservare i concorrenti prima dello start, i naviga che passano la cartolina al CO, i loro visi tirati prima dello scatto iniziale in prova speciale. Allora, in quel momento tutto è chiaro e il tempo sembra fermarsi. Nell’aria eccheggia il suono di una Lancia Stratos e torniamo tutti bambini.

 

I MESI DI LUNGA PREPARAZIONE

Torniamo a noi e iniziamo a raccontare come ci siamo preparati per questa manifestazione che ci ha regalato grandi emozioni. Non possiamo dire che sia stata una passeggiata. Non saremmo onesti con voi e nemmeno con noi stessi. Questo non vuol dire che sia una gara difficile o impossibile. Dipende dall’obiettivo che ci si vuole dare. Si può partecipare per godere delle strade e del piacere di guida e della buona compagnia magari con un occhio alla clissifica ma orientati al divertimento. Oppure si può puntare in alto cercando di curare ogni piccolo dettaglio che ci possa aiutare a migliorare la nostra performance di gara. Partiamo quindi dalla preparazione della nostra A112. Il grosso del lavoro è stato quello di modificare la posizione di guida del pilota per evitare il famoso crampo alla gamba destra che arrivava sempre e puntale dopo circa 8 ore di guida nelle precedenti edizioni e che mi faceva perdere sensibilità sul pedale del freno. Sono stati installati dei nuovi sedili, unitamente ad alcuni miglioamenti sulla strumentazione di bordo.

1.jpg

UN CORSO DI GUIDA NEVE E GHIACCIO

Quindi risolta la posizione di guida, lo studio dei percorsi, abbiamo deciso che era giunto il momento di fare un corso di guida avanzato neve e ghiaccio per migliorare la padronanza della vettura in codizioni critiche. Quindi il 15 gennaio, abbiamo caricato la nostra vettura sul carrello e siamo partiti alla volta di Livigno senza sapere quale avventura stavamo per affrontare. Infatti, dopo circa tre ore di viaggio, in una breve sosta caffè incontriamo locali che scendendo dalla montagna ci avvisano di una grossa perturbazione che sin dal mattino sta riversando copiose nevicate proprio su Livigno. Ci guardiamo negli occhi e il panico arriva. La nostra vettura con cui trainiamo il carrello è una due ruote motrici e arrivare alla pista sani e salvi con temperature glaciali, circa meno venti in quota e nevicate abbondanti in corso sembra l’impresa nell’impresa. Telefoniamo subito a Oliviero che si dimostra prezioso e ci consiglia di proseguire con il carrello fino a Bormio e poi continuare con la A112 fino a Livigno. Così abbiamo fatto ma quello che ci aspettava era una paesaggio artico come potete vedere dall’immagine scattata alla Dogana. Il corso a posteriori mi sento di consigliarlo in quanto gran parte del risultato ottenuto alla Coppa Attilio Bettega 2021 è frutto di questo lavoro di preparazione. La padronanza della vattura in staccata in discesa sui tornanti, le correzzioni delle traiettorie ma soprattutto la conoscenza del comportamento della vettura su ghiaccio è stato determinante

2.jpg

TANTO LAVORO MA CHE SODDISFAZIONE

Anche in questo caso posso dire che tante ore di preparazione, duro lavoro e sacrificio hanno aumentato la consapevolezza di quanto stavamo vivendo. E’ come quando si decide di guardare molto in profondità un singolo aspetto e si scopre che dientro quanto c’e’ di conosciuto esiste un universo di dettagli che fanno la differenza. Ho scelto di non realizzare il video consueto della manifestazione per poterla godere a pieno e così è stato. Libero da attrezzature video ho potuto salutare i tanti amici presenti alla manifestazione. Parlare con loro, sentire le loro esperienze e farne tesoro. Comprendere quanto amore e dedizione ognuno dei partecipanti mette nella preparazione della gara. Diventare io stesso parte della manifestazione come da tempo non mi sentivo. 

DSC_0011.JPG

I GIORNI PRE GARA

Siamo a mercoledì, la mattinata in ufficio scorre veloce con il pensiero della partenza nel primo pomeriggio. Abbiamo programmato un passaggio dal meccanico di fiducia per un controllino di rito e poi via lungo l’autostrada che ci porterà a Bassano. Sistemati i bagagli in albergo tutto e pronto per l’indomani mattina, giornata interamente dedicata alle ricognizioni come di consueto prima di una gara a media. Amiamo in particolar modo questa disciplina perchè non impegna solo il giorno della gara ma ti permette di vivivere diversi piaceri tra cui il viaggio dedicato al sopralluogo del percorso dove oltre alla parte tecnica e gestione degli strumenti ci si può concedere alcune pause per ammirare a fondo le bellezze del percorso che l’organizzatore a disegnato per noi. Gli occhi si riempiono di azzurro al di là del finestrino e la neve accecante nel sole del primo pomeriggio ci abbaglia.

4.jpg

LE PRIME SENSAZIONI DALLE PROVE

Dopo aver fatto il corso di guida, ero quasi sicuro che avrei affrontato in modo più determinato le prove su ghiaccio. Affrontata la ricognizione della PM1 San Giovanni, io e Paola ci ritroviamo in un piccolo incubo. Partiamo e subito dopo alcune curve ci troviamo di fronte un fondo stradale caratterizzato da ghiaccio duro e spigoloso che affrontato con le semplici termiche utilizzate in ricognizione sembra impossibile da affrontare a oltre 40  di media. Iniziano tutta una serie di ragionamenti sulla scelta della gomma migliore per la gara. Chiodate o no? Alla fine per fortuna è l’organizzatore a scegliere per noi, obbligando tutti i partecipanti a partire con gomme chiodate, scelta che si rivelerà vincente per la sicurezza e il controllo della vettura su neve e ghiaccio in gara. Giungiamo in tarda serata su PASSO GIAU e notiamo subito la complessita di questa prova dove i tornanti spariscono in un corridoio stretto creato dai muri di neve che qui superano i tre metri abbondanti grazie alle copiose nevicate di quest’anno. Il freddo fuori dall’abitacolo si fa pungente e anche la stanchezza inizia a farsi sentire. Non vogliamo consumare tutte le energie nella ricognizione e quindi decidiamo di andare a provare l’ultima prova di Passo Valles e dopo rientrare. Totalizziamo comunque oltre 400 km percorsi in un giorno con partenza alle 10 del mattino e arrivo in albergo dopo la mezzanotte. Il bilancio dei due giorni pre gara è buono. La sensazione e che o si farà molto bene o molto male. Non corriamo per la via di mezzo. Ma ora tutti a nanna che domani è il grande giorno.

5.jpg

UN PARCO PARTENTI DI PRIMA SCELTA

Chi l’avrebbe mai detto che ci saremmo potuti confrontare con i migliori piloti e navigatori della media in Italia? Questa è stata una delle grandi sorprese di questa edizione e adesso a cose fatte possiamo dire che non è poi andata così male. Scuderia Centro Nord, piccola realtà tra giganti dell’ambiente. Ma non corriamo e andiamo alla partenza.

Ci presentiamo quest’anno con due equipaggi.

A112 per Cenna/Scalia

Bmw per Garghetti/Giordano

Proprio questi ultimi alla loro prima esperienza nella regolarità a media. Con Giorgio siamo partiti con la preparazione già questo autunno. Una delle prime cose che abbiamo fatto insieme è stato determinare le carattestiche della vettura da acquistare. Molta coppia a bassi ma soprattutto la trazione posteriore che lui ama molto guidare. Poi la sorpresa è arrivata con la fotografia della BMW in livrea Mobil come da foto che sembrava rinata qualche giorno prima della gara. Anche per loro tanti sacrifici ma come spesso può succedere quando si affronta una prova così impegnativa o ci si innamora della disciplina sportiva o la si odia. Quando ho incrociato i loro sguardi all’arrivo ho capito che la magia era scattata.

 

LA GARA, IPNOSI PURA

La regolarità a media permette un avvicinamento graduale al mondo dei rally storici. Non è necessario come nei rally di velocità di un’ingente investimento. Basta una vettura storica immatricolata entro il 1990 e poi via si parte all’avventura. Facile sentirsi piloti quando in mezzo alle montagne si scorge il gazebo dei commissari che indica il raggiungimento del Controllo Orario. Un’atmosfera da rally anni 70/80 alla portata di tutti noi.

 

Ben dieci prove a media hanno caratterizzato questa edizione e alcune hanno fatto veramente la differenza in classifica. Lungo il percorso i tunnel ipnotici attraverso i muri di neve di passo Duran o di passo Giau hanno segnato ricordi indelebili. Ci chiediamo ancora, come abbiano fatto i fotografi a resistere al freddo lungo la discesa di passo Giau. A bordo strada, chiusi senza via di fuga tra due sponde di neve per assistere e catturare lo scatto perfetto. Io ho il mio, che rimarrà per sempre nel cassetto della memoria. L’auto corre veloce e si nasconde tra le curve. Il bianco della neve è ancora più intenso quando colpito dal fascio luminoso delle luci della nostra auto. In cuffia una voce mi guida come nella vita tra le curve e mi sostiene. Il mondo adesso fuori non esiste più. Ci siamo solo noi e le nostre sensazioni. La vettura obbedisce docile e risponde come ci aspettiamo. La classifica finale ci riserverà una grande sorpresa. Un ventiquattresimo posto assoluto su 136 auto. Il premio più bello dopo tanti mesi di lavoro.

 

Un articolo di Stefano Cenna

8.jpg